Come i Big data permettono di migliorare il turismo

Come i Big data permettono di migliorare il turismo

Sull’inserto nòva di domenica 6 aprile 2014 de Il Sole 24 Ore, mi ha colpito moltissimo un articolo che analizzava il ruolo dei Big data nel migliorare la previsione dei flussi turistici.

Prima di addentrarci nel core, vorrei precisare cosa s’intende con questo temine, soprattutto per i non addetti ai lavori.

Con il termine “Big data” si intende la raccolta di informazioni quantitative e qualitative, organizzate in dataset grandi e complessi, il cui obiettivo è quello di estrarre informazioni aggiuntive, utili e strategiche, rispetto a quelle che si potrebbero già ottenere utilizzando serie di dati più piccole, pur utilizzando la stessa quantità totale di dati(1).

Dalle ricerche condotte fino ad oggi, si è notato come l’industria di viaggi e del turismo sia quella che è riuscita a cogliere maggiori i vantaggi provenienti dai Big data.

Per un attimo proviamo a pensare al sito di Expedia. I computer di questa azienda analizzano all’incirca tre miliardi di ricerche di voli ogni giorno, offrendo in tempo reale, al potenziale consumatore/turista, le migliori alternative di aeroporti, date e orari. Tale situazione vale anche per altre piattaforme, come ad esempio Booking.com, Kayak, Skyscanner, i siti di prenotazione dei volo low cost (Ryanair, Easyjet, …) e molti altri.

Stiamo bene attenti che ora come ora i Big data non rappresentano un fine, bensì un mezzo utile ad analizzare tutta una mole gigantesca di informazioni, il cui obiettivo è quello di ottenere un risultato preciso che rappresenti bisogni, interessi e disponibilità economiche dei consumatori.
Esempi celebri sono le recensioni di Tripadvisor. Per una singola voce, circa 350 recensioni in ordine cronologico sono troppe, e le persone (ovviamente) non le leggono tutte, ma si limitano a guardare il numero di stelline. Quelle stesse stelline rappresentano proprio il risultato di complesse tecniche statistiche applicate ai Big Data, per ottenere un risultato unico e preciso, che permetta al turista di orientarsi con facilità nelle sue scelte.

Nell’articolo preso in esame, si afferma inoltre che in un futuro immaginario al 2024, il turista “utilizzerà gesti e comandi vocali per interagire con gli strumenti che si baseranno sull’analisi di Big data per fornire una selezione di pacchetti vacanza ideali“. Non solo, si ipotizza che anche il comportamento dei nuovi viaggiatori cambierà, infatti il fenomeno della geolocalizzazione, ormai inserito nella maggior parte di siti e applicazioni turistiche, permetterà di individuare sempre più velocemente territori nuovi, o comunque recenti, e in gran parte inesplorati.

Arrivati fin qui, però è necessaria una precisazione, in quanto l’emergere del fenomeno analizzato comporta, soprattutto in ambito turistico, una riflessione di fondo. Le due esigenze specifiche che devono essere prese in considerzione con chiave critica e costruttiva riguardano:

  • la ridefinizione delle politiche di promozione turistica;
  • gli effetti delle policy;

La tematica della promozione turistica si muove, oggigiorno su binari prestabiliti caratterizzati da una struttura di tipo gerarchico-amministrativo. Dobbiamo però fare attenzione che il complesso fenomeno turistico si muove, invece, in un modo completamente diverso, inaspettato e senza far riferimento a nessun modello di pianificazione di flussi predefinito a tavolino. I Big data ci permetteranno di capire e analizzare, a priori, i potenziali flussi turistici e i sementi di clientela, permettendo a imprese e alla località stessa di sviluppare un’offerta turistico-alberghiera e soprattutto un’offerta di destinazione mirata e precisa, che tenga in considerazione della mole di flussi in entrata e in uscita, delle esigenze e dei bisogni dei visitatori.

Il secondo aspetto cardine riguarda gli effetti delle policy, altro tema molto delicato e molto discusso in fase di destination management, in quanto i decisori pubblici tendono molto spesso a sviluppare politiche di sviluppo economico con un’ottica prevalente di breve periodo, non curandosi degli effetti, soprattutto negativi, che queste possono comportare nel lungo periodo. A titolo di esempio, se volessimo estendere il turismo ai dintorni delle città d’arte, i Big data offrirebbero un modo di studiare flussi e impatti delle policy effettuate.

In questo link sono riportate le simulazioni video frutto dell’elaborazione dei Big data nel settore turistico. I materiali sono frutto del gruppo Collective Sensing Research del Dipartimento di Geoinformatica dell’Università di Salisburgo.

Una riflessione finale è se i Big data non riescano, laddove nessuno è mai davvero riuscito, a trasformare la grande promessa italiana, il turismo, in una vera e propria industria capace di generare tutta la ricchezza che merita.

Marco Ardengo

Approfondimento

Per coloro che volessero avere maggiori informazioni riguardo la tematica dei Big data, indico un buon libro di lettura non troppo pesante e di facile comprensione, soprattutto per coloro che non hanno una base di conoscenza economico/statistica.

  • Schönberger Viktor Mayer, Cukier Kenneth, Big Data – una rivoluzione che trasformerà il vostro modo di vivere e già minaccia la nostra libertàGarzanti Libri – 2013, Prezzo: € 18,60.
Print Friendly, PDF & Email